Napoli Santuario del Volto Santo e madre Flora

╠ La Chiesa del Volto Santo si trova in Via Ponti Rossi, nr. 54, Capodimonte – Napoli - ed è il Santuario più conosciuto e frequentato dai fedeli. E’ una struttura moderna,  che, oltre alla chiesa, comprende anche un orfanotrofio ed una scuola gratuita per bambini meno abbienti ed economicamente disagiati; è anche il luogo più noto e più amato della città a cui è molto legato il  volontariato laico (cioè quei fedeli del popolo, che non fanno parte né del clero e né di alcun ordine religioso).

La realizzazione del Santuario la si deve a Madre Flora De Santis, la quale, nel 1932, sostenendo che  questa sua missione terrena le fosse stata delegata per volontà della Vergine Maria – per riparare alle offese che Gesù ricevette durante la sua “Passione” – manifestò la sua carità verso i bisognosi, accogliendo in sua casa ai Ponti Rossi in Napoli, un considerevole numero di poveri orfanelli offrendo loro, a proprie spese, alloggio, istruzione e nutrimento.

Madre Flora si assunse anche l’impegno di diffondere la devozione del Volto Santo fra la gente di tutto il mondo, devozione che, fino a quel momento, era diffusa soltanto per il tramite della posta cattolica; riuscì in questo suo intento ed a mantenere la promessa fatta: quell’immagine stampata del Volto Santo, per sua volontà divenne un magnifico quadro; la sua venerazione  si estese dismisura non soltanto a Napoli e provincia, ma in tutta la Campania ed in altre regioni italiane, aumentando di gran lunga anche il numero dei sostenitori e benefattori.

Dopo la sua morte, avvenuta nel 1969, sempre per volontà di  Madre Flora, la gestione e la missione del santuario furono affidate alle suore “Piccole Ancelle di Cristo Re”.

Le scosse telluriche del sisma del 1980 non risparmiarono il piccolo santuario provocando danni piuttosto seri all’intero edificio; sorse, così, la necessità, con l’aiuto di tanti benefattori, di mettere in piedi un edificio prefabbricato adibito a Chiesa provvisoria, ma di una grandezza molto più ampia.  Nel febbraio del 1990, l’arcivescovo di Napoli, il cardinale Bruno Giordano, benedisse il nuovo tempio in stile moderno, riaprendolo al culto nel 1996.

Sulla destra del Santuario vi è una piccola cappella dove è stata sistemata la tomba di Madre Flora, nel punto esatto in cui, per tanti anni, si trovava la sua stanzetta, di fronte ad magnifico panorama della città di Napoli,

╠  MADRE FLORA, al secolo Flora Romano, nasce il 17 gennaio 1899 a Napoli nel popolare quartiere di Sant’Antonio abate, è, da bambina e da adolescente, tormentata da lutti e dolori, che la costringono ad una vita di stenti e grandi sacrifici; per porre fine a tanti strazi e a tanta miseria, a soli 17 anni, accetta di sposare nel 1917 il commendatore Ernesto De Santis, dipendente della banca a Meta di Sorrento (NA), molto ricco, malato e molto più anziano di lei, molto religioso e credente, benefattore oltre misura delle Missioni e dell’infanzia abbandonata, appoggiando, per corrispondenza, il battesimo dei bambini dell’Africa, nominandosi loro padrino.

Sono questi gli affetti ed i sentimenti che il comm. Ernesto sfodera dal proprio animo per convincere Flora Romano a sposarlo; vuole ancora una volta aiutare una persona in gravi ristrettezze economiche, senza essere, però, consapevole che quel suo nobile gesto avrebbe dato vita a quella grandiosa Opera assistenziale, fortemente voluta dalla sua giovane sposa.

Marito e moglie vivono in un’assoluta armonia, principalmente dal punto di vista  spirituale e religioso, animati dalla loro fede cristiana.

Le considerevoli ricchezze del marito diventano patrimonio comune, e Madre Flora De Santis, la madre spirituale, così come verrà poi chiamata dai fedeli per quello che fa per i suoi figli, acquista una casa ai Ponti Rossi sulla collina di Capodimonte (Napoli), che diventa, in seguito, il punto centrale della sua attività di benefattrice.

Il suo amore per Gesù è un qualcosa di sovrannaturale; il marito è un assiduo sostenitore della rivista cattolica “Crociata Missionaria”, un periodico che dava la possibilità di venerare, almeno per corrispondenza, il “Volto di Gesù”; si tramanda che il 10 febbraio del 1932, durante uno dei momenti più forti di preghiere quotidiane, innanzi a quella bella immagine di Gesù, stampa  della copertina della rivista, (è una riproduzione di un quadro della pittrice Rina Maluta, tratto, sembra, dalla scultura di legno di un antichissimo Crocifisso, custodito nella chiesa di San Martino a Lucca, che, come si narra, un santo Vescovo del Piemonte, Gualfredo, vissuto, per la sua missione, per molto tempo in Palestina, gli  apparve misteriosamente  l’immagine del Redentore; il Vescovo, per salvare quella bella immagine di Gesù dalle mani degli infedeli musulmani, decide di tornare in patria e fa imbarcare con sé il crocifisso su una nave,  la quale, per motivi sconosciuti e misteriosi, approda nelle vicinanze di Lucca, dove il Vescovo sbarca e trasporta il crocifisso nella cattedrale in cui tuttora è venerata. Già da secoli, quindi, è venerato dai fedeli del Volto Santo di Gesù) incorniciata e posta nella sua camera, madre Flora vede, con somma sorpresa e meraviglia,  una luce abbagliante che si spande  nella stanza e Gesù Cristo che miracolosamente si anima e diventa umano, dicendole: “Flora guarda questo volto, tanto offeso ed ingiuriato; amalo e fallo amare”; poi lentamente la visione e forte luce si affievolisce fino a scomparire.

Per Madre Flora è chiaro che il Signore ha privilegiato lei per diffondere la devozione al Suo Volto Santo; da quell’istante in poi, la sua vita subisce una totale e definitiva trasformazione, con l’unico compito e preoccupazione fissa di diffondere ovunque il suo divino messaggio e la devozione per Cristo fra gli uomini a qualsiasi ceto sociale appartenga; rafforza la sua fede, già incrollabile, con incessanti preghiere, aumenta le sue penitenze in maniera ferma e rigorosa, pronunziando un’espressa rinuncia ai beni terreni per donare un aiuto concreto a favore dei sofferenti e della carità umana, soprattutto nel periodo in cui la seconda guerra mondiale fa toccare con mano la miseria, la fame e le brutali difficoltà.

Il marito commendatore Ernesto non le fa mai mancare il suo sostegno, tant’è che trasforma  in cappella alcune delle stanze della casa, una Casa – Chiesa dedicata al Volto Santo; riserva per la moglie un’altra stanzetta, di fianco alla cappella, nella quale riceve i tantissimi fedeli, che aumentano sempre più con il passar del tempo; Madre Flora si rende conto, così, che ha un concreto riscontro alle sue preghiere  quando, attorno a lei, cominciano a formarsi Associazioni e gruppi di sostenitori e benefattori, che cooperano con lei alla devozione del Volto Santo.

In quella stessa casa ai Ponti Rossi, diede vita ad un orfanotrofio, in cui accoglie un rilevante numero di poveri orfanelli, ed un secondo nasce, poi, nel Comune di Brusciano (NA); per la loro gestione Madre Flora si affida alle suore “Piccole Ancelle di Cristo Re”, di stanza ad Afragola (NA), ordine religioso fondato da madre Antonietta Giugliano, (1909-1960), nata a New York da genitori di Afragola, dove ritorna orfana all’età di sei anni , e dal frate minore padre Sossio Del Prete (al secolo Vincenzo Del Prete), nativo di Frattamaggiore (NA).

Quando il commendatore De Santis muore nel 1948,  Madre Flora sostiene la grande famiglia – come amava definire gli orfani ospitati nell’orfanotrofio – da sola con il suo patrimonio e con gli aiuti dei benefattori, per i successivi anni, senza ulteriori aiuti finanziari da parte di Enti assistenziali preposti o di Associazioni nate con lo scopo di elargire misericordia ed aiuti caritatevoli. Un altro suo valido alleato, nei momenti difficili e tormentati della sua vita, è il padre francescano Giacinto Ruggiero (al secolo Mario – 1913/1984) da Grumo Nevano (NA), suo confessore e successore spirituale di Padre Sossio e madre Antonietta.

L’operato del padre francescano si rivela molto utile e favorevole presso le Autorità ecclesiastiche, quando, sapientemente, esaltare la sua figura, a dare la giusta e dovuta importanza alla sua opera caritatevole ed agli eventi che si succedono e che la circondano, fino ad arrivare, nel 1965, ad ottenere dal cardinale Alfonso Castaldo, arcivescovo di Napoli,  per il tramite del suo vicario Monsignor Erberto D’Agnese, il decreto con il quale si autorizza la celebrare quotidiana della Santa Messa nella piccola cappella della “Casa del Volto Santo”, che molto spesso, ancora oggi, si celebra all’aperto nel vasto cortile per contenere il grande afflusso dei fedeli, che giungono pellegrini da diversi luoghi anche piuttosto distanti da Napoli, in particolar modo il giorno del 6 agosto per i festeggiamenti del Salvatore e il giorno del 10 febbraio per la ricorrenza della prima apparizione di Gesù a Madre Flora, organizzandosi, per l’occasione, processioni e cortei.

Il 31 maggio 1969 Madre Flora Romano, vedova del commendatore Ernesto De Santis, conclude, in questa casa, tanto amata, dei Ponti Rossi in Capodimonte, la sua vita terrena, all’età di 70 anni, povera così come volle vivere, ma circondata da una folta schiera di devoti, suoi figli spirituali. Lascia l’immensa eredità per la divulgazione della devozione al Volto Santo di Gesù, all’Istituto delle Piccole Ancelle di Cristo Re e, nel 1969, l’arcivescovo cardinale Corrado Ursi autorizza l’apertura della Casa Religiosa, nominando Cappellano di Monsignor Vincenzo Frattini.

Lei stessa aveva precedentemente profetizzato il 2 maggio, che in quello stesso mese, dedicato alla Madonna, li avrebbe lasciati; per dieci giorni successivi alla sua morte,  una folla immensa si accalca per renderle l’ultimo saluto; tantissima è la gente anche nel decimo giorno, che, involontariamente, impedisce lo svolgimento dei funerali per condurre la salma al cimitero; allora, con un atto di forza, il 10 giugno 1969, alla presenza di tutti i fedeli, la salma di Madre Flora è tumulata all’interno della piccola cappella del Volto Santo, nella sua la stanzetta dove,  per tanti anni, ogni giorno alle ore 16,30 (circa duecento/trecento persone al giorno), ha consigliato e confortato tanti devoti, tanti fedeli e figli spirituali; conforto ed aiuto che ancora oggi idealmente, continuano a tener viva la missione di Madre Flora, perché all’esterno i fedeli lasciano, tra i fori della parete della piccola cappella, foglietti con su scritti i loro messaggi, le loro confidenze, le loro richieste d’aiuto, con la speranza che prima o poi saranno esauditi.

Il 25 febbraio 1990 il cardinale Michele Giordano, arcivescovo di Napoli, benedice la posa della prima pietra su cui sorge ora il nuovo grande Santuario ed è lo stesso arcivescovo che il 10 marzo 1996 celebra solennemente la Santa Messa e l’apertura ai fedeli del nuovo moderno tempio.

Sorgono, annesse al tempio, anche ampie e moderne strutture scolastiche attrezzate, messe a disposizione, in forma gratuita,  per tutta la gente della zona e delle zone viciniori, per fanciulli, giovani e adulti addetti ad iniziative sociali; altro moderno edificio accoglie bambini orfani o appartenenti a famiglie da comprovate difficoltà economiche, dove ricevono un’assistenza ed un’educazione scolastica complete.

La tomba di Madre Flora non è stata rimossa ed è sempre lì  nella piccola cappella  sia per volontà sovrana del popolo napoletano e sia per l’assenso delle Autorità ecclesiastiche competenti.

Gli innumerevoli ex-voto pervenuti da ogni parte della Campania e d’Italia, danno un concreta testimonianza del numeroso afflusso di devoti e pellegrini e delle grazie ottenute con le preghiere rivolte al Volto Santo di Gesù per intercessione di Madre Flora.

I festeggiamenti della Chiesa in onore di Santa Flora Martire avvengono il 24 novembre.

 

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